Durata: 30 min ca.
Location.
Golgota: Matera, belvedere di Murgia Timone
Ultima Cena:
Matera, chiesa Madonna delle Virtù.
Breve descrizione della scena nel film
Le parole in grassetto avranno una spiegazione nell’analisi.
Guardando il colle del Golgota ormai prossimo, Gesù ricorda un suo discorso dal monte.
Ormai giunti a destinazione, Simone è spinto via. Prima di essere spogliato dai vestiti, Gesù si ricorda del pane che era a tavola nell’ultima cena. Il ricordo dell’ultima cena si alterna alle percosse, e si concentra su alcune parole pronunciate da Cristo:"Non c’è amore più grande per un uomo che dare la propria vita per i suoi amici."
Gesù, carponi, raggiunge la croce sotto lo sguardo impassibile di Caifa, le ingiurie da parte della folla e i volti segnati dal dolore della Madonna e della Maddalena.
Mentre veniamo riportati all’ultima cena e alle parole di amore di Gesù, si alternano i conficcarsi dei chiodi coi fiotti di sangue, mentre la Madonna raccoglie della terra fra le mani.
La croce viene quindi issata e piantata nel terreno. Prima uno dei ladroni e quindi anche i soldati romani e Caifa lo sfidano a dimostrare di essere il figlio di Dio scendendo dalla croce.
Gesù chiede al padre il loro perdono e colpito da queste parole, il ladrone buono si converte. Le risa di scherno del ladrone cattivo sono punite da un corvo che gli infilza più volte il becco nell’occhio. Passa del tempo, il cielo si oscura. La Madonna raggiunge i piedi di Gesù, che le indica in Giovanni suo figlio.
Gesù chiede al padre:"Perchè mi hai abbandonato?"
Ritorna quindi con lo sguardo verso il cielo, consegna la sua anima al Padre, e muore. Dal cielo cade una goccia d’acqua, che segna l’inizio di un violento terremoto,il Tempio si squarcia in due e Abenader ordina di uccidere i condannati spezzandogli le gambe.
Cassius si accorge che Cristo è già morto. Abenader gli chiede di accertarsene conficcandogli una lancia nel costato. Quando Cassius lo fa, dal costato sgorga un liquido composto da sangue ed acqua.
Satana, dal centro del Golgota, urla verso il cielo.
Il corpo di Gesù viene deposto con l’aiuto di alcuni soldati. La Madonna ne accarezza il volto. Ormai i chiodi e la corona di spine sono per terra.La Madonna ci osserva sostenendo Gesù.
Il buio, che dura qualche secondo, viene interrotto da una luce che ci accompagna fino ad un lenzuolo, che si dimostra però vuoto: Gesù è seduto al suo fianco, senza alcuna ferita se non quelle dei chiodi. Si alza e muove dei passi: è Risorto.
Analisi e Simbologia
Nel flashback del discorso dal monte, Gesù chiarisce che è lui a volere la sua morte e che nessun altro può togliergliela.
Notate che quando Gesù è a terra, nessuno lo forza ad andare sulla croce, ma pur se a fatica, è lui a raggiungere la croce, a simbolo che lui deliberatamente ha deciso di morire, pur se avrebbe potuto evitare la morte in qualunque momento.
Il corvo, che avevamo anticipato nella scena della colomba di fronte a Pilato (circa Noè), rende fisicamente cieco chi già lo era spiritualmente, Gesmas.
Il peccato è il nostro allontanamento da Dio, e Cristo deve provare ogni conseguenza del peccato dell’uomo, e la sensazione di essere abbandonato dal Padre è la più straziante.
Gli ultimi istanti prima che la croce sia issata rappresentano gli ultimi attimi della vita terrena di Gesù, e la Madonna raccoglie della terra, che non a caso lascerà cadere quando la croce sarà issata e suo figlio si avvierà ad ascendere al cielo.
Indicando in Giovanni suo figlio, Gesù si rivolge a sua madre chiamandola Donna, ad indicare come sia lei la donna di cui parla la Bibbia che schiaccia il serpente, e poi indicandola a Giovanni come "tua madre", indicando come la Madonna diventi la madre di tutti gli uomini.
La goccia che cade dal cielo al momento della morte di Gesù, forse una lacrima di Dio, purifica gli uomini dal peccato proprio come l’acqua del battesimo.
Spezzare le gambe ai condannati era un modo per velocizzarne la morte, ma questo a Gesù non viene fatto, e questo assume una duplice valenza. Non solo la Bibbia aveva annunciato che al Messia non sarebbero state spezzate le ossa, ma l’agnello pasquale andava mangiato senza spezzarne le ossa.
Satana, in un Golgota inaridito simile all’inferno, urla contro il cielo. Pensava di aver vinto, ma il sacrificio di Gesù lo sconfigge togliendogli le chiavi dell’inferno, così il suo grido di vittoria si trasforma nell’agonia della sconfitta.
Ascoltando una messa cattolica, al momento di sollevare il calice, l’officiante dice:"questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati". Prima del Concilio Vaticano II, nell’ultima parte recitava:"qui pro vobis et pro multis effundetur in remissionem peccatorum". Quindi pro multis, che letteralmente è per molti, non per tutti. Il cambiamento da “per molti” a “per tutti” si ebbe perchè si ritenne che la parola greca “polloi,” usata dagli Evangelisti nei racconti dell’Ultima Cena (che significa “per molti”), è usata in altre parti della Scrittura a significare “tutti di un grande gruppo” (ovvero “tutti che sono molti”); perciò, poichè Gesù si è sacrificato per tutta l’umanità, tradurla con “per tutti” sarebbe più appropriato che con “per molti.”
Gibson è un cattolico preconciliare, cioè non riconosce le riforme apportate dal Concilio Vaticano II. Il Catechismo del Concilio di Trento spiega perché si deve usare “per molti”:
“Guardando all’efficacia della Passione, crediamo che il Redentore ha sparso il Suo Sangue per la salvezza di tutti gli uomini; ma guardando ai vantaggi che il genere umano deriva dalla sua efficacia, troviamo innanzitutto che non sono estesi alla totalità, ma solo ad una ampia porzione della razza umana…” Quindi, i “molti“ sono quelli che attualmente ricevono il frutto della SS. Eucarestia e la S.Messa.
Nel film troviamo molte volte un parallelismo fra l’Ultima Cena e la crocifissione di Cristo. Per i discepoli quella era solo l’annuale ricorrenza della Pasqua Ebraica (vedi nostra pagina su Contesto Storico), ma Gesù sapeva che quella sarebbe stata l’ultima cena consumata con gli apostoli, prima che cominciasse una Pasqua ancora più grande. La Pasqua Ebraica commemora la liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto, dove gli ebrei si salvarono per aver marchiato con il sangue d’agnello le loro porte, facendo sì che l’Angelo di Dio non entrasse nelle loro case uccidendo i primogeniti. La Bibbia si riferisce al Messia come l’agnello pasquale, sicchè l’evento storico del sacrificio dell’agnello per la liberazione dalla schiavitù diventa il sacrificio di Cristo per la liberazione dal peccato.
Nell’ultima cena gli apostoli mangiarono il corpo e il sangue di Cristo, il vero agnello di Dio, per essere salvi. Nel film, Gibson ci mostra il pane coperto da un panno. E’ possibile adesso capire perchè nel film non appena il panno viene rimosso, a Cristo viene stracciata la tunica. Quando il pane è sollevato, lo è anche la croce. Quel pane, spezzato per i discepoli, è ben simboleggiato dal corpo di Cristo, martoriato per tutti.
Nell’ultima cena, Gesù si riferisce agli elementi tradizionali della Pasqua, dicendo che avrebbero avuto un più profondo significato dopo quei momenti, istituendo di fatto l’Eucaristia. Il pane azzimo, libero così dal peccato (il lievito è simbolo del peccato e negli azzimi è assente), è il corpo do Cristo, ed il vino è il suo sangue. Oggi, la S.Messa è il rinnovamento incruento del Sacrificio di Cristo sul Calvario.
I Vangeli non indicano nessun testimone della resurrezione, bensì testimoni del Risorto, e raccontano che fu Maria Maddalena la prima a riconoscere Gesù risorto, ed anche nel film l’evento non ha testimoni, perchè alla resurrezione bisogna crederci spinti solo dalla Fede.