Durata: 15 min.ca.
Sinedrio: Cinecittà, Roma
Utima Cena: Matera, chiesa Madonna delle Virtù
Impiccagione di Giuda: Craco (Matera)
Breve descrizione della scena nel film
Le parole in grassetto avranno una spiegazione nell’analisi.
Claudia, moglie di Pilato, ha degli incubi e nel contempo suo marito viene informato da Abenader di alcuni tumulti scoppiati vicino le mura della città poichè Caifa ha arrestato un certo profeta.
Inizia una sorta di processo. Gesù è nel cortile del Sinedrio, i sacerdoti gli chiedono ripetutamente se sia davvero un re, e di quale regno, visto che è solo il figlio di un falegname. Accusato di essere blasfemo, Gesù risponde di aver sempre parlato apertamente, e che quindi possono chiedere queste cose a tutti quelli che lo hanno sentito. Un sacerdote ritenendo la risposta arrogante, colpisce Gesù al volto. I sacerdoti danno comunque ascolto ad alcuni testimoni che riportano alcuni degli insegnamenti e dei presunti miracoli di Gesù. Un paio di sacerdoti si ribellano a questo processo, che si tiene a notte fonda e che dà ascolto a discordanti testimonianze, ma sono subito portati via e fatti tacere.
Caifa chiede quindi a Gesù se si ritiene il Messia figlio di Dio. Gesù risponde affermativamente, e a questo punto, Caifa strappandosi gli abiti in segno di sdegno, ritiene inutili ulteriori testimonianze, perchè tutti hanno sentito le parole di Gesu, che e’sputato e colpito nuovamente dalla folla al grido di: "A morte!" sotto gli occhi della Madonna e dei discepoli.
Alcuni fra la folla inferocita riconoscono in Pietro uno dei discepoli di Gesù, ma lui lo nega fermamente per tre volte.
Guardando nuovamente Gesù esangue, in catene, portato via dai soldati, si ricorda di quello che gli aveva detto poco prima nell’ultima cena:"Prima che il gallo canti mi negherai per tre volte". Pietro corre dalla Madonna, ed in lacrime confessa quello che ha appena fatto.
Non è solo Pietro a pentirsi. Giuda si reca da Caifa, e in preda al pentimento scaraventa il sacchetto dei denari e si accascia per le strade della città, dove lo raggiungono alcuni bambini che ripetendo ossessivamente la sua maledizione assumono fattezze deformi.
Durante la notte, la Madonna cammina per il tempio con Giovanni e la Maddalena, e si piega a baciare il suolo in corrispondenza di Gesù, che è in catene nel piano inferiore.
E’ l’alba, e Giuda rincorso da una decina di bambini che non lo lasciano in pace si reca su di un colle. Qui, distrutto dal rimorso, sotto lo sguardo del diavolo, con nuvole di mosche che gli ronzano attorno, davanti ad una carcassa di un asino, decide di impiccarsi. Sullo sfondo, la città di Gerusalemme.
Analisi e Simbologia
Matteo (27:19) è l’unico che ci parla di Claudia, la moglie di Pilato e dei suoi incubi. Nel film la sua importanza va ben oltre quella attribuitale dai Vangeli, e avremo modo di incontrarla nelle prossime pagine. Per spiegare a Pilato perchè ci sia stato l’arresto di Gesù, Abenader spiega che è odiato dai Farisei, che essendo cresciuti di importanza, avevano influente peso nel Sinedrio pur se questo era guidato da un sommo Sacerdote Sadduceo.
Il cosiddetto processo effettuato dal Sinedrio presenta innumerevoli problemi. Innanzitutto, va detto che il Sinedrio era un organo giudiziario avanzatissimo, le cui procedure erano stabilite dalle Leggi Mosaiche e da comandamenti rabbinici.
Numerosissime sono le irregolarità presenti:
- l’arresto non si poteva effettuare di notte
- non poteva riunirsi di notte il Sinedrio nè nel periodo pasquale
- non era possibile corrompere cospiratori (Giuda)
- l’accusato non poteva essere colpito o percosso
- l’accusato aveva diritto ad una difesa e se non poteva permettersela, era fornita d’ufficio
- un’ammissione di colpevolezza aveva valenza nulla (esempio: quando Cristo dice di essere il Messia)
- il giudizio andava espresso almeno 24 ore dopo la prima udienza, e non contestualmente
- non era possibile alcun verdetto unanime di colpevolezza (come riferito da Marco): ritenuto segno di complotto contro l’accusato, si aveva automaticamente l’assoluzione.
A questo proposito, nel film due membri del Sinedrio, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, entrambi farisei ed entrambi segreti ammiratori di Cristo, quando si ribellano al processo, ne vengono allontanati e non vi partecipano più, non avendo quindi la possibilità di votare per l’innocenza. Votazione che tra l’altro, sembra non avere luogo. La denuncia di Nicodemo, cioè l’assenza di numerosi sacerdoti, e la stessa protesta sua e di Giuseppe d’Arimatea, forse indica come Gibson voglia limitare le responsabilità più gravi ai soli vertici e non all’intero Sinedrio.
I Vangeli non sono chiarissimi sul processo: alcuni ci riportano due udienze del Sinedrio, per altri ce ne fu una sola e per Luca, ma solo per lui, anche Erode giudica Cristo (come si vedrà nel film). In tutti e quattro comunque non si ravvisa una vera condanna di crocifissione da parte del Sinedrio, che non aveva il potere di condannare a morte, potere che spettava a Roma.
Alcuni studiosi per superare le suddette difficoltà hanno ritenuto che Giovanni indichi Gesù accusato di "sedizione", reato di competenza romana. Pertanto si è pensato che Caifa interroghi Gesù praticamente da solo e una volta accertato che il reato non era di competenza del Sinedrio, lo conduca direttamente da Pilato , investendolo della questione. In questo contesto, nessuna riunione del Sinedrio appare necessaria, riunione che avrebbe presentato tra l’altro non pochi rischi.
Gibson segue qui l’interpretazione tradizionale dei tre Vangeli sinottici (Luca, Marco, Matteo), e si assiste a qualcosa che assomiglia molto ad un processo, con tanto di accuse, testimonianze, confessione e vera e propria condanna a morte, come Caifa farà intendere a Pilato.
Nessuno di noi era presente all’epoca, e purtroppo nè i Vangeli nè le altre fonti risultano perfettamente concordi. Comunque siano andate le cose, resta il fatto che sottoporre a Pilato l’intera questione rappresenta l’unico particolare validamente giustificato della procedura.
Continuiamo nella nostra analisi secondo quello che il film ritiene sia realmente successo.
Caifa e molti altri stavano aspettando un Messia inteso come leader politico capace di liberare il popolo dalla tirannia romana. Evidentemente, Gesù non rispondeva alle loro aspettative, per questo, quando Gesù proclama di essere il Messia, Caifa si straccia le vesti ed accusa Gesù di essere blasfemo.
Pietro aveva promesso a Gesù fedeltà eterna, ma come predetto da Cristo, lo rinnega tre volte prima del canto del gallo. Il canto del gallo ha un’immediata valenza di indicazione temporale (l’alba), ma acquista un valore simbolico per il fatto che alla fine diventa un segno che spinge Pietro al pentimento, e perché implicitamente mette in contrasto la vigilanza dell’animale e l’ottenebramento colpevole del discepolo.
Quando Gesù si presenterà a Pietro dopo la resurrezione, questi per tre volte gli confesserà il proprio amore, a dimostrazione che il perdono è una possibilità sempre aperta. Nel film Pietro anticipa il tempo del perdono, inginocchiandosi davanti alla Madonna, implorandone il perdono. Come succederà anche più avanti nel film, notate che Pietro si rivolge a Maria chiamandola "Madre".
Dopo aver restituito i trenta denari a Caifa, Giuda si accascia nelle strade della città. Il suo animo è tormentato, il suo volto sanguina, perchè dentro vi si annida una larva come nel diavolo della scena di Getsemani. Così come la larva compare nella narice del diavolo nel giardino degli ulivi, notate come Giuda strofina il naso sulla colonna del Sinedrio come per liberarsi di qualcosa e poi prima di restituire il sacchetto con i denari, anche con questo si strofina il naso. Ad un certo punto, due bambini gli si avvicinano, e presto deformandosi si rivelano per quello che sono: demoni. Lui può vederli, non gli altri. Lo inseguono e non lo lasciano in pace. Diventano ancora di più e lo conducono su di un colle isolato, continuando a maledirlo.
Giuda, tormentato, è inseguito dai rimorsi della coscienza, i bambini. Come in altre scene, inizialmente non si nota la presenza del diavolo, che si manifesta però quasi subito deformandone i volti. Proprio i bambini, simbolo dell’innocenza, lo accusano del più terribile dei peccati esasperando i suoi rimorsi. Il senso di colpa è una potente arma di Satana, così Giuda invece di cercare il perdono si suicida.
Giunto sulla collina, dopo una breve comparsa dello stesso Satana, Giuda rimane solo, circondato da nuvole di mosche, che gli ronzano attorno.
Non a caso uno dei nomi di Satana è Belzebù. La parola ebraica Belzebù letteralmente sinifica "il Signore delle Mosche". Ecco che le mosche che circondano Giuda simbolizzano che era ormai stato sopraffatto da Satana.
Sembra avere finalmente un attimo di pace, quando scopre l’orrenda presenza della carcassa di un asino, in decomposizione e con numerose larve. Come descritto in pecedenza, le larve sono simboli del diavolo. Perchè l’asino allora?
Pochi giorni prima era stata la famosa Domenica delle Palme, e Gesù era entrato trionfante a Gerusalemme, in sella ad un asino. La vista della carcassa d’asino, forse esattamente lo stesso che aveva portato Gesù in trionfo, morto e pieno di larve, lo ha sopraffatto. L’asino infatti mostra in modo esplicito a Giuda il risultato del suo tradimento: la morte di Cristo.
Giuda inoltre era forse il discepolo più desideroso di creare un regno di Cristo già su questa terra, e quella carcassa simboleggia anche i sogni di gloria di Giuda, che adesso appaiono in putrefazione, indicando come non ci siano più validi motivi per vivere, tutto è morto. Non è più il tempo dei rimorsi (i bambini sono scomparsi): è giunta l’ora della morte.
L’inquadratura scelta da Gibson ci mostra ad un certo punto i piedi di Giuda penzolare con l’asino sullo sfondo. E’la seconda volta nel film che vediamo un animale essere sotto i piedi. Ma mentre nel giardino degli ulivi Gesù aveva schiacciato il temibile serpente, questa volta non sono i piedi di Giuda a sopraffare l’innocuo animale, che seppure morto -anzi proprio per questo- è causa della morte di Giuda.
Più avanti nel film vedremo le immagini della domenica delle Palme, con l’asino ben riconoscibile, alternarsi a quelle della via crucis, e lo stesso Pilato chiederà perchè si voglia condannare chi pochi giorni prima era stato osannato.
Lo stesso Gibson suggerì a Luca Lionello come recitare il ruolo di Giuda in quella scena: "Guarda quell’asino morto e putrefatto, e ricordati che lui è stato più fortunato di te"
Anche in questa occasione, la Madonna riesce a percepire la presenza di suo figlio in un modo particolare. Si adagia al suolo del tempio proprio in corrispondenza della cella sotterranea dove è tenuto Gesù.
Fonti
I passi dei Vangeli sono nei seguenti capitoli: Giovanni Cap.18, Luca Cap.22, Marco Cap.14, Matteo Cap.26.
Elementi del film che concordano con i diari di Emmerich (Cap.3,5,6,7,8,10,11,12,13,14) ma che non troviamo nei Vangeli sono:
la presenza di Maria, la Maddalena e Giovanni nel Sinedrio; i demoni che inseguono Giuda; interi stralci del processo; la descrizione della cella sotteranea di Gesù; Pietro che chiede perdono alla Madonna per quanto ha compiuto; la madonna he si inginocchia a baciare il pavimento; la presenza dei demoni e di carcasse animali nel luogo dove Giuda si impicca.
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