dic 15 2011

Giovanni Paolo II ed il Presepe

Tag:sergio @ 9:26

Giovanni Paolo II, nel suo lunghissimo ministero di Pontefice e Vescovo di Roma, tra le moltissime felici intuizioni che lo hanno legato alla sua Città, nell’ormai lontano 1978, c’è anche la bella tradizione di benedire in Piazza San Pietro le statuine del presepio (appunto, i "bambinelli") che i fanciulli recavano con sè la domenica che precedeva il Santo Natale. Qui di seguito, diamo un breve resoconto delle parole che lo stesso Pontefice ha ripetuto ogni anno in tale circostanza:

Angelus 17.12.1978:
Siate benvenuti, figliuole e figliuoli carissimi! Vi saluto con vera letizia, specialmente per il
Giovanni Paolo II gesto così spiritualmente significativo, che avete accettato di compiere con tanto entusiasmo. La prima rappresentazione plastica del presepio è nata, come sapete, dalla geniale intuizione di San Francesco d’Assisi: profondamente colpito e commosso dall’umiltà dell’Incarnazione, nella notte di Natale del 1223 fece predisporre a Greccio, da un fedele e pio amico di nome Giovanni, tutto l’occorrente: paglia, fieno, la mangiatoia e un bue e un asinello in carne e ossa. “Vorrei rappresentare – disse il Santo – il Bambino Gesù nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva nel fieno fra il bue e l’asinello” (Tommaso da Celano, Vita Prima, 84). Sul luogo vennero vari frati; uomini e donne giunsero festanti dai casolari della regione, portando ceri e fiaccole per illuminare quella notte nella quale, come nota ancora il biografo, “s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi”. Un sacerdote celebrò l’Eucaristia e Francesco d’Assisi, che era diacono, cantò con la sua voce forte e dolce, limpida e sonora, il Santo Vangelo. Da Greccio, che, diventato come una nuova Betlemme, la rappresentazione del presepio, sgorgata dal cuore di un Santo, capace di realizzare nella vita la poesia più sublime, si diffuse in tutta l’Italia, nell’Europa, nel mondo intero, conservando intatto, nelle diverse espressioni delle culture e del folklore, il messaggio fondamentale, autenticamente evangelico, che Francesco voleva che giungesse alle anime dalla contemplazione del presepio, scuola di semplicità, di povertà, di umiltà. La società contemporanea non è sempre, purtroppo, fautrice e messaggera di tali atteggiamenti, che vengono talvolta considerati addirittura come debolezze o come frustrazioni della personalità umana. Eppure il Figlio di Dio, per venire incontro all’uomo, per camminare accanto a lui, per salvarlo ha scelto la rinunzia al fulgore degli attributi della sua Persona divina, la totale mancanza dei mezzi e degli strumenti umani, la lotta alla superbia e alla tracotanza. Angelus

16.12.1979:
Mi compiaccio sinceramente con voi per questa suggestiva cerimonia, che con la sua forza evocatrice, richiama alla nostra mente la scena umana e divina del presepio, il quale, dal tempo della sua prima rappresentazione, fatta, come è noto, da San Francesco a Greccio nella notte di Natale del 1223, non ha mai cessato e non cessa, con le sue più varie tradizioni ricche di arte, di poesia e di folklore, di avvincere il sentimento popolare e la pietà cristiana. Angelus

22.12.1985:
Cari bambini, sono lieto di vedervi e di esprimervi i più fervidi auguri di un gioioso e santo Natale. Benedico volentieri le statuine del Bambino Gesù che recate in mano. Guardando al presepio, al mistero della grotta di Betlemme, in cui il Figlio di Dio si è fatto Bambino come voi, potrete comprendere quanto sia grande la bontà da parte di Dio e quanto perciò dovete amarlo e farvi apostoli del suo amore presso i vostri compagni e amici, soprattutto presso quelli che soffrono per la malattia, la povertà e la solitudine. Angelus

22.12.1999:
Una delle espressioni popolari dell’attesa gioiosa del Natale è la preparazione del presepe nelle famiglie. Nelle case cristiane, in questi giorni, si sceglie un angolo adatto per disporre le statuette, lasciando lo spazio, tra Maria e Giuseppe, per il Bambinello. Pensando a tutte le famiglie cristiane che predispongono i loro presepi, ben volentieri benedico voi, cari ragazzi e ragazze di Roma che, coordinati dal Centro Oratori Romani, siete venuti numerosi recando i Bambinelli. Possa il Natale ormai prossimo, inizio del Grande Giubileo, spingere voi e tutti i credenti di ogni parte del mondo a preparare una degna dimora per accogliere il Cristo. Proprio perché in ogni quartiere ci siano più accoglienti luoghi di culto, si celebra oggi, nella Diocesi di Roma, la giornata di preghiera e di raccolta di offerte per la costruzione delle nuove chiese nella periferia della Città. Mentre ringrazio quanti, in questi anni, hanno collaborato a tale iniziativa, auspico che nelle zone dove ancora non esiste possa presto sorgere una chiesa con annesse strutture parrocchiali, come autentico punto di riferimento per la vita spirituale e comunitaria di tante persone e famiglie. Angelus

22.12.2002:
Il richiamo più suggestivo alla nascita del Signore, ormai imminente, viene dal presepe, che in tante case è già stato allestito. La semplicità del presepe contrasta però con quell’immagine del Natale che talora viene proposta in modo insistente dai messaggi pubblicitari. Anche la bella tradizione di scambiarsi, tra familiari ed amici, i doni in occasione del Natale, sotto l’urto di una certa mentalità consumistica rischia di perdere il suo autentico senso "natalizio". In effetti, questa usanza si comprende a partire dal fatto che Gesù in persona è il Dono di Dio all’umanità, di cui i nostri doni in questa festa vogliono essere riflesso ed espressione. Per tale ragione, è quanto mai opportuno privilegiare quei gesti che manifestano solidarietà ed accoglienza verso i poveri e i bisognosi. Dinanzi al presepe, lo sguardo si sofferma soprattutto sulla Vergine e su Giuseppe, che attendono la nascita di Gesù. Il Vangelo dell’odierna quarta Domenica d’Avvento, con il racconto dell’Annunciazione, ci mostra Maria in ascolto della Parola di Dio e pronta a compierla fedelmente. Angelus

12.12.2004:
Si avvicina la festa del Natale e in molti luoghi è già in allestimento il presepe, come qui in Piazza San Pietro. Piccolo o grande, semplice o elaborato, il presepe costituisce una familiare e quanto mai espressiva rappresentazione del Natale. È un elemento della nostra cultura e dell’arte, ma soprattutto un segno di fede in Dio, che a Betlemme è venuto "ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14). Come ogni anno, tra poco benedirò i Bambinelli, che nella Notte Santa verranno collocati nei presepi, dove si trovano già san Giuseppe e la Madonna, silenziosi testimoni d’un sublime mistero. Con il loro sguardo d’amore essi ci invitano a vegliare e pregare per accogliere il divino Salvatore, il quale viene a recare al mondo la gioia del Natale.

 


nov 02 2011

22 ottobre 2011 – Memoria Liturgica del Beato Giovanni Paolo II

Tag:sergio @ 10:12

Catechesi di don Fabio ROSINI in S. Giovanni in Laterano ai giovani.

 

 

 


mag 09 2011

Reliquia del sangue di Giovanni Paolo II

Tag:sergio @ 7:03

Rimarrà esposta per la venerazione dei fedeli sino al 18 maggio 2011, la reliquia del sangue del beato Giovanni Paolo II, nella chiesa Santa Maria Immacolata e San Giuseppe Benedetto Labre a via Taranto angolo via Monza a Roma.


mag 03 2011

Giovanni Paolo II “Un uomo che viveva di Dio”

Tag:sergio @ 5:31

Sono queste le parole con cui il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, ha definito il nuovo beato della Chiesa cattolica questo lunedì mattina, presiedendo sul sagrato della Basilica Vaticana la celebrazione eucaristica di ringraziamento per la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II, avvenuta questa domenica.

Nella sua omelia, il porporato ha sottolineato che la vita di Karol Wojtyła è stata segnata da un “dialogo di amore tra Cristo e l’uomo”, che lo ha condotto “non solo al fedele servizio alla Chiesa, ma anche alla personale totale dedizione a Dio e agli uomini che ha caratterizzato il suo cammino di santità”.

“Tutti ricordiamo come il giorno dei funerali ad un certo momento il vento chiuse dolcemente le pagine del Vangelo posto sulla sua bara”, ha osservato.

“Da questo Libro egli scopriva i disegni di Dio per l’umanità, per se stesso, ma soprattutto imparava Cristo, il suo volto, il suo amore, che per Karol era sempre una chiamata alla responsabilità. Alla luce del Vangelo leggeva la storia dell’umanità e le vicende di ogni uomo e di ogni donna che il Signore aveva posto sulla sua strada”.

“Da qui, dall’incontro con Cristo nel Vangelo, scaturiva la sua fede”.

Vita di preghiera

La vita di Giovanni Paolo II, ha spiegato il Cardinal Bertone, “era una preghiera continua, costante, una preghiera che abbracciava con amore ogni singolo abitante del pianeta terra, creato ad immagine e somiglianza di Dio, e per questo degno di ogni rispetto”.

“Grazie alla fede che si esprimeva soprattutto nella preghiera, Giovanni Paolo II era un autentico difensore della dignità di ogni essere umano e non mero combattente per ideologie politico-sociali”, ha aggiunto.

“Il suo rapporto con ogni persona è sintetizzato in quella stupenda frase che scrisse: ‘L’altro mi appartiene’”.

La sua preghiera, ha continuato, “era anche una costante intercessione per tutta la famiglia umana, per la Chiesa, per ogni comunità di credenti, in tutta la terra – forse tanto più efficace, quanto più segnata dalla sofferenza che ha marcato varie fasi della sua esistenza”.

“Non è forse da qui – dalla preghiera, dalla preghiera legata a tante dolorose vicende sue e degli altri – che scaturiva la sua preoccupazione per la pace nel mondo, per la pacifica convivenza dei popoli e delle Nazioni?”, ha chiesto.

Riconoscenza

“Oggi ringraziamo il Signore per averci dato un Pastore come Lui. Un Pastore che sapeva leggere i segni della presenza di Dio nella storia umana, e ne annunciava poi le grandi opere in tutto il mondo e in tutte le lingue. Un Pastore che aveva radicato in sé il senso della missione, dell’impegno ad evangelizzare, ad annunciare la parola di Dio dappertutto”, ha dichiarato il Segretario di Stato vaticano.

“Rendiamo grazie al Signore per averci dato un Testimone come lui, così credibile, così trasparente, che ci ha insegnato come si debba vivere la fede e difendere i valori cristiani, a cominciare dalla vita, senza complessi, senza paure; come si debba testimoniare la fede con coraggio e coerenza, declinando le Beatitudini nell’esperienza quotidiana”.

“Ringraziamo il Signore per averci dato un Papa che ha saputo dare alla Chiesa cattolica non solo una proiezione universale e una autorità morale a livello mondiale”, ma anche “una visione più spirituale, più biblica, più centrata sulla parola di Dio”.

La Chiesa, ha osservato, “ha saputo rinnovarsi, impostare una ‘nuova evangelizzazione’, intensificare i rapporti ecumenici e interreligiosi, e ritrovare anche le vie di un fruttuoso dialogo con le nuove generazioni”.

“E infine ringraziamo il Signore per averci dato un Santo come Lui”, ha aggiunto il Cardinal Bertone. “Era un uomo vero perché inseparabilmente legato a Colui che è la Verità. Seguendo Colui che è la Via, era un uomo sempre in cammino, sempre proteso verso il bene più grande per ogni persona, per la Chiesa e per il mondo e verso la meta che per ogni credente è la gloria del Padre. Era un uomo vivo, perché colmo della Vita che è Cristo, sempre aperto alla sua grazia e a tutti i doni dello Spirito Santo”.

“Tutti abbiamo visto come gli è stato tolto tutto ciò che umanamente poteva impressionare: la forza fisica, l’espressione del corpo, la possibilità di muoversi, perfino la parola. E allora, più che mai, egli ha affidato la sua vita e la sua missione a Cristo, perché solo Cristo può salvare il mondo”.

“Sapeva che la sua debolezza corporale faceva vedere ancora più chiaramente il Cristo che opera nella storia – ha concluso –. E offrendo le sue sofferenze a Lui e alla sua Chiesa, ha dato a tutti noi un’ultima, grande lezione di umanità e di abbandono tra le braccia di Dio.


mag 02 2011

La veglia al Circo Massimo rivela aspetti sconosciuti di Giovanni Paolo II

Tag:sergio @ 7:03
di Jesús Colina

Le 200.000 persone che hanno partecipato questo sabato sera alla veglia di preparazione alla beatificazione di Giovanni Paolo II hanno scoperto aspetti sconosciuti della sua vita grazie alle testimonianze dei suoi più stretti collaboratori.

L’intervento più atteso, seguito anche dai canali televisivi di oltre 100 Paesi, è stato però quello di suor Marie Simon-Pierre, religiosa delle Maternità Cattoliche, la cui guarigione dal morbo di Parkinson è stata il fenomeno scientificamente inspiegabile che ha permesso il riconoscimento della beatificazione del Pontefice polacco.

“Giovanni Paolo II vi sta guardando dal cielo, e sorride”, ha detto la religiosa, che ha riferito dettagli sulla sofferenza che le aveva provocato la stessa malattia che affliggeva Papa Wojtyła e ha confessato: “Sono colpita dal fatto che la mia esperienza abbia partecipato alla beatificazione di Giovanni Paolo II, e di poterlo testimoniare qui”.

Navarro-Valls: si confessava tutte le settimane

Joaquín Navarro-Valls, che è stato portavoce di Giovanni Paolo II per 21 anni, ha spiegato che per capire il Papa polacco bisogna comprendere che cos’è la Misericordia Divina: “Lui, che aveva quasi riscattato la persona umana dal pessimismo, pensava in fondo che la cosa di cui veramente ciascuno ha bisogno è la Misericordia di Dio”.

“Forse per questo cercava questa misericordia di Dio tutte le settimane nella confessione. Si confessava tutte le settimane perché sapeva che noi esseri umani non possiamo farci belli, buoni e puri da soli. Abbiamo bisogno di questo aiuto che ci viene da Dio attraverso i sacramenti”.

Navarro-Valls ha ricordato che lo vedeva nella sua cappella privata, in ginocchio, con dei piccoli biglietti di carta che leggeva e poi pregava per molto tempo. Erano testi delle numerose lettere delle persone del mondo che gli scrivevano e che lui portava nella preghiera. “Tutti i dolori del mondo arrivavano a lui, e lui nutriva la sua preghiera dei bisogni di tutti gli altri. Penso che nella sua preghiera non ci fosse spazio per nessuna cosa personale”.

“Per un cristiano, pregare è un dovere e anche il risultato di una convinzione; per lui era un bisogno, non poteva vivere senza pregare”, ha aggiunto Navarro-Valls. “Vederlo pregare era vedere una persona che sta in conversazione con Dio”.

“Devo dire che in quella giornata, di cui tutti ci ricordiamo, del ‘Santo subito’ ho pensato: peccato che arrivino in ritardo, perché i santi o lo sono mentre sono vivi o non lo saranno mai. Io penso che la Chiesa non fa i santi, la Chiesa semplicemente riconosce, conferma che la vita di quella persona era la vita di una persona santa”.

“Grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l’aiuto di Dio hai fatto nella tua vita”, ha concluso.

Il suo segretario: le due volte che si è irritato

E’ poi toccato al Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia, segretario personale di Karol Wojtyła per più di 40 anni. Il porporato ha preso la parola per ricordare che i due amori della vita del Pontefice sono stati “Dio (Gesù Cristo) e l’uomo, soprattutto i giovani”.

Il loro primo incontro risale al 1957, quando Wojtyła era il suo docente: “Le sue lezioni erano molto interessanti, ma ciò che ci toccava molto era che dopo la lezione, durante l’intervallo, andava sempre in cappella per pregare e lo guardavamo da lontano, raccolto davanti al tabernacolo in ginocchio. E quando dopo tornava per la seconda lezione, avevamo l’impressione che si fosse incontrato con Qualcuno, con il Signore”.

“Per noi giovani studenti era una cosa molto toccante questa immagine di questo giovane sacerdote così preso dal Signore. E così è stato per tutta la sua vita: immerso nel Signore. Con gli anni, con il pontificato, questa preghiera si è aperta a tutto il mondo, è diventato più maturo, ma ha sempre sviluppato questo fuoco che portava dentro, questo amore verso l’uomo e verso il Signore”.

Il Cardinale ha poi rivelato le due occasioni in cui ha visto Giovanni Paolo II “veramente arrabbiato, ma c’era un motivo”.

“Ad Agrigento, ha alzato la voce contro la mafia e ci siamo spaventati tutti”, ha ricordato.

“E l’altra volta è stata durante l’Angelus, prima della guerra in Iraq. Ha detto con forza: non la guerra, la guerra non risolve niente, ma la pace. Io ho vissuto la guerra. So cos’è la guerra”.

“Ha mandato un Cardinale a Washington e un altro a Baghdad per dire ‘Non cercate di risolvere i problemi con la guerra’. E ha avuto ragione. La guerra ancora esiste e non ha risolto niente”.

Il Cardinale Dziwisz ha poi confessato la grande soddisfazione della sua vita: all’inizio lo chiamavano “il Papa polacco”, ma dopo tutti lo hanno chiamato “il nostro Papa”, anche molti non cristiani. “Ma da domani lo chiameremo ‘Giovanni Paolo II beato’”, ha aggiunto.

Ha quindi parlato della “grande amicizia rimasta fino alla morte” con il Presidente Sandro Pertini, una delle personalità di primo piano della Resistenza italiana, che al termine della sua vita arrivò a confessare che aver conosciuto Giovanni Paolo II gli aveva in qualche modo salvato l’anima.

Dopo l’attentato in Piazza San Pietro, Pertini si recò in ospedale e rimase lì finché Giovanni Paolo II non si risvegliò dopo l’intervento chirurgico. E quanto Pertini era malato in ospedale e tutti sconsigliavano al Papa di andare a trovarlo, Wojtyła disse: “Lui è stato fedele a me quando ero in ospedale, e adesso, anche se non posso parlare con lui, starò con lui e pregherò per lui”.

Anche se Pertini militò nel Partito Socialista Italiano e nel 1921 fu tra i delegati al Congresso socialista di Livorno che sancì la scissione del partito e la nascita del Partito Comunista d’Italia, “io posso qui testimoniare – ha continuato il porporato – che tante volte mi ha detto: ‘Stanislao, io sono cristiano’”.

Si è così conclusa la prima parte della veglia, chiamata “Celebrazione della Memoria”. La seconda è diventata un Rosario mondiale, che ha unito in ciascuno dei cinque misteri luminosi Roma con grandi santuari di vari continenti.

Da Łagiewniki, a Cracovia, si è pregato per i giovani, da Kawekamo-Bugando (Tanzania) per la famiglia, da Nostra Signora del Libano-Harissa per l’evangelizzazione, dalla Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico, per la pace tra le Nazioni, da Fatima per la Chiesa.

L’atto si è concluso verso le 22.30 con la preghiera finale e la benedizione che Papa Benedetto XVI ha impartito dal Palazzo Apostolico Vaticano grazie al collegamento televisivo.

 


apr 30 2011

L’ultimo giorno di Giovanni Paolo II

Tag:sergio @ 23:04

«Mi chiamarono in tarda mattinata. Correvo, avevo paura di non arrivare in tempo. Invece lui mi ha aspettata. "Buongiorno Santità, oggi c’è il sole" gli dissi subito, perché era la notizia che in ospedale lo rallegrava». Così Rita Megliorin, ex caposala del reparto di rianimazione al Policlinico Gemelli ricorda la mattina del 2 aprile quando fu chiamata nell’appartamento pontificio, al capezzale di Giovanni Paolo II, il Papa morente.

«Non pensavo mi riconoscesse. Lui mi ha guardato. Non con quello sguardo indagatore che usava per capire subito come andava la sua salute. Era uno sguardo dolce, che mi ha sfiorato», aggiunge la donna. «Ho sentito il bisogno di appoggiare la testa sulla sua mano, mi sono permessa il lusso di prendermi la sua ultima carezza adagiando la sua mano priva di forza sul mio viso mentre lui aveva preso a fissare il quadro del Cristo sofferente che era appeso al muro di fronte al suo letto». Intanto, sentendo arrivare dalla piazza i canti, le preghiere, le acclamazioni dei giovani che si facevano sempre più forti, la donna chiese al cardinale Dziwisz, se quelle voci non importunassero per caso il Papa. «Ma lui, portandomi alla finestra, mi disse: “Rita, quelli sono i figli venuti a salutare il padre”».

Conosciutisi nel gennaio del 2005, quando le condizioni di salute di Wojtyla si erano aggravate, la Megliorin racconta che in quei giorni di inizio anno, arrivando in ospedale per prendere servizio e ignorando che il Papa fosse stato ricoverato, le fu detto di affrettarsi, di andare al decimo piano perché c’era lì «un ospite di riguardo». «Pensate – dice la donna – ad un luogo dove non esiste lo spazio e dove non esiste il tempo, e pensate solo a tanta luce». La stessa luce che ha accompagnato le giornate del Pontefice.

«In quei mesi, ogni mattina entravo nella sua stanza trovandolo già sveglio perché dalle dalle 3 lui già pregava. Io aprivo le tapparelle e rivolgendomi a lui dicevo "Buongiorno Santità, oggi c’è il sole". Mi avvicinavo e lui mi benediceva. Inginocchiandomi, lui mi accarezzava il viso». Era, questo, il rituale che dava avvio alle giornate di Wojtyla. «Per il resto io ero una infermiera inflessibile e lui, un malato inflessibile. Voleva essere messo al corrente di tutto, della malattia, della sua gravità. Se non capiva, mi guardava come a chiedere di spiegargli meglio».

«Non ha mai smesso di studiare i problemi dell’uomo. Ricordo i libri di genetica, ad esempio, che lui consultava e studiava con attenzione, anche in quelle sue condizioni». Quel non volersi arrendere, quel voler vivere la grazia della vita ricevuta: «Ogni giorno ci dicevamo che "ogni problema ha una soluzione"». E il Papa lo diceva anche, e soprattutto, alle persone che incontrava, per le quali lui provava un amore paterno. «E come ogni padre aveva una predilezione per quelli più deboli. Ad esempio alla Gmg di Tor Vergata, a Roma, lui salutò i ragazzi che erano in fondo, considerando che non avessero potuto vedere granché. Anche in ospedale, si intratteneva con i più umili e non con i grandi professori, chiedeva delle loro famiglie, se avessero dei bambini a casa».

Rievocando invece gli ultimi ricoveri, la ex caposala aggiunge: «Il Papa ha vissuto i momenti forse più difficili al Policlinico», ma «assistere i malati è un dono, almeno per colui che crede in Dio. E comunque, anche per coloro che non hanno fede è un’esperienza unica». Per chi comprende appieno il senso di ciò che intende la Megliorin, risultano allora stridenti le domande di tanti giornalisti, arrivati alla Pontificia università della Santa Croce per ascoltare, in un incontro con i media, la testimonianza dell’infermiera.

C’è chi chiede se un certo tal film sulla vita di Wojtyla corrisponda al vero, là dove la pellicola racconta di spasmi che il Papa avrebbe avuto prima di morire. Domande stridenti, sì, e anche inopportune se non fossero di dubbio gusto. E infatti l’infermiera chiede quante siano le persone nella sala che hanno assistito alla perdita di un genitore tra le proprie braccia: «Non posso rispondere – spiega con ritrosia -. Chi non l’ha vissuto non può capire».

Allora, «la morte è stata un sollievo?», insiste qualcun altro. «La morte non è mai un sollievo – replica la donna -. Da infermiera, dico solo che c’è un limite nella cura, oltre il quale essa diventa accanimento terapeutico». La morbosità di sapere se Wojtyla soffocasse o deglutisse, se avesse la forza di mangiare, bere o respirare, tutto questo è violare l’intimità di un corpo, la sacralità di una vita che non è più. Il pensiero ricorre alle parole di Wojtyla, lui che invece ha «restituito dignità al malato», ricorda la Megliorin.

Nella lettera apostolica "Salvifici doloris" del 1984, Giovanni Paolo II scrive che il dolore «è un tema universale che accompagna l’uomo ad ogni grado della longitudine e della latitudine geografica: esso, in un certo senso, coesiste con lui nel mondo». Eppure, scrive ancora il Papa, «la sofferenza sembra appartenere alla trascendenza dell’uomo: essa è uno di quei punti, nei quali l’uomo viene in un certo senso "destinato" a superare se stesso, e viene a ciò chiamato in modo misterioso».

Giovanni Paolo II «nel momento ultimo della sua vita terrena – conclude Rita Megliorin – ha riscattato la sua croce, facendosi carico non solo della propria ma di quella di tutti i sofferenti. L’ha fatto con la gioia che nasce dalla speranza di credere in un domani migliore. Anzi, per lui penso fosse già la speranza in un oggi migliore».


apr 07 2011

CENTRO GIOVANILE GIOVANNI PAOLO II

Tag:sergio @ 9:58

Carissimi,
siamo arrivati ad una tappa importante nel nostro cammino verso la beatificazione di Giovanni Paolo II. Giovedì 7 aprile, dalle ore 21:00, il GP2 ospiterà monsignor Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione di Karol Wojtyla. Ci racconterà la sua esperienza al fianco di Wojtyla con l’aiuto di Aldo Maria Valli, scrittore e vaticanista del TG1. Sabato 9 aprile aprirà inoltre nella cripta della basilica di San Carlo, il suggestivo spazio espositivo del GP2, la mostra fotografica dedicata a Giovanni Paolo II.

In questo periodo così particolare ed importante per il nostro Centro Giovanile, vi chiamiamo a vivere la storia del GP2 da protagonisti. La zona bar, come i nostri più affezionati amici già sanno, è aperta ai soli soci tesserati ACLI. Da questa settimana, nei giorni di apertura del Centro, chi ancora non è socio potrà compilare il modulo di iscrizione dalle 19 alle 20:40 Dalle 21 in poi, la zona bar aprirà, e sarà accessibile ai soli tesserati. La tessera, lo ricordiamo, è completamente gratuita. In allegato trovate un form di pre-iscrizione, da compliare e spedire a info@gpdue.it. Compilando questomodulo ci aiuterete a rendere il vostro tesseramento molto più rapido! :-) Qualsiasi informazione sulle ACLI, sullo statuto delle ACLI e sul tesseramento le potete trovare sul sito www.acli.it.

Sarà una settimana ricca di eventi, dedicata al "Papa dei giovani", fra musica, arte e parole. Ecco tutti gli appuntamenti da segnare in agenda!

GIOVEDI’ 7 APRILE, ORE 21:00
VI RACCONTO IL "MIO" KAROL WOJTYLA – INCONTRO CON SLAWOMIR ODER
Mons. Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II racconta, insieme al vaticanista del TG1 Aldo Maria Valli, la sua esperienza da testimone d’eccezione del pontificato.

VENERDI’ 8 APRILE, ORE 21:00
DIO, SE CI SEI… I CANTAUTORI, LA MUSICA E LA FEDE – INCONTRO CON DON PINO FANELLI
La chiamano musica "leggera", ma i cantautori italiani non poche volte hanno puntato davvero "in alto". Don Pino Fanelli, sacerdote e musicista, ci conduce in un viaggio unico tra le canzoni che parlano di Dio e del confronto con Dio.

SABATO 9 APRILE, ORE 21:00
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA DEDICATA A GIOVANNI PAOLO II
Le immagini più belle del Papa dei giovani, in esposizione al GP2, nella splendida cripta della Basilica di San Carlo. Fotografie per raccontare il pontefice che il primo maggio sarà proclamato beato da Benedetto XVI. L’inaugurazione sarà allietata dalla musica del giovane e talentuoso cantautore salentino Nicco Verrienti, un ritorno a grande richiesta al GP2! :-)

Vi ricordiamo che il  Centro Giovanile Giovanni Paolo II è aperto dal giovedì alla domenica, dalle ore 19:00 alle ore 24:00. L’ingresso del centro è in Vicolo del Grottino 3b. (A 400 metri dalla fermata della Metro A Spagna). Vi ricordiamo anche ila nostra pagina Facebook: "Centro Giovanile Giovanni Paolo II"

Vi aspettiamo al GP2!

Centro Giovanile Giovanni Paolo II
Vicolo del Grottino 3b
Tel. 0668301346
www.gpdue.it


apr 07 2011

Nessuna corsia preferenziale per Giovanni Paolo II

Tag:sergio @ 7:05

Parla mons. Slawomir Oder, postulatore della causa del Papa polacco

ROMA, mercoledì, 6 aprile 2011 (ZENIT.org).- La causa di beatificazione di Karol Wojtyla ha seguito il normale iter richiesto da un processo canonico di questo tipo. Il solo strappo alla regola è stata la dispensa concessa da Benedetto XVI dall’attesa di cinque anni per l’avvio della causa.

Questo perché il miracolo che ha spalancato le porte alla beatificazione del Papa polacco, che si terrà il 1° maggio prossimo, è avvenuto a pochi mesi dalla sua morte.

A spiegarlo, in questa intervista a ZENIT, è mons. Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II, che ha descritto l’iter processuale come una “bellissima avventura” personale.

In che modo lei, come sacerdote, ha vissuto questo processo? È stata una croce, una gioia, l’ha trasformata, che cosa è successo?

Mons. Oder: Nella prospettiva della Pasqua, la croce è sempre il preludio della gioia. E dall’altra parte non c’è vera gioia, come ci insegna la trasfigurazione di Gesù, senza il passaggio attraverso la croce. L’incarico che mi era stato affidato aveva i suoi aspetti pasquali, se non altro perché si è sovrapposto a un lavoro che svolgo ordinariamente come vicario giudiziale e all’attività pastorale che porto avanti come rettore di una chiesa romana. Perciò, si sono aggiunte tante cose che in questi cinque anni hanno riempito la mia giornata. E poi senz’altro, anche il processo stesso, presentava alcuni elementi che imponevano un grosso sforzo, un grande coinvolgimento, anche a livello emotivo. Perciò i momenti di difficoltà non sono mancati.

Tutti danno per scontato che Giovanni Paolo II sia un santo, e quindi sembra tutto un po’ scontato…“santo subito”, ecc. quindi il processo di canonizzazione sembrava quasi una passeggiata. Il Papa però ha invitato a seguire l’iter normale del processo canonico. Però è stato anche detto che c’è stata una sorta di corsia preferenziale e che si è spinto un po’ sull’acceleratore. Si è trattato quindi di un processo normale oppure no?

Mons. Oder: Assolutamente, sì. L’unica dispensa che è stata ottenuta in questo processo è la dispensa dai cinque anni di attesa per l’apertura del processo. Ma il processo stesso si è svolto, assolutamente, in piena osservanza delle norme canoniche. Con tutti i criteri che ci sono stati negli altri processi canonici. Perciò, non c’è stata una vera dispensa, una via preferenziale, in questo senso. Invece, quello che possiamo dire è che la prassi della Congregazione è quella di portare avanti le cause che oltre alla eroicità delle virtù hanno già un miracolo, che sono due processi diversi. Normalmente nella Congregazione, il processo avviene in questo modo: si svolge l’inchiesta diocesana, la documentazione viene trasmessa alla Congregazione delle cause dei santi, dove viene preparata la positio, per poi essere sottoposta alla discussione dei teologi e dei cardinali. E la positio aspetta perché appunto ci vuole il miracolo.

La positio è stata portata avanti e immediatamente sottoposta alla discussione dei teologi e dei cardinali perché il miracolo che doveva accreditare la causa è avvenuto molto presto, e il processo sul miracolo è stato depositato presso la Congregazione delle cause dei santi il giorno prima del processo sulle virtù e questo in qualche modo ha subito spianato la possibilità di andare avanti.

Quanto tempo è passato dalla morte di Giovanni Paolo II fino alla presentazione del miracolo?

Mons. Oder: Il miracolo, riconosciuto come tale, è avvenuto a luglio dello stesso anno.

E dopo quanto tempo è stato riconosciuto?

Mons. Oder: Noi abbiamo concluso il processo nel 2007, e quello sul miracolo è stato presentato un giorno prima della chiusura dell’inchiesta diocesana sulle virtù. Perciò siamo a giugno del 2007.

Sono stati presentati altri miracoli?

Mons. Oder: Ci sono state tante grazie e anche presunti miracoli. Di questi alcuni sono stati approfonditi, perché è la prassi. Perché prima di compiere uno studio sul miracolo, si fa uno studio previo che in qualche modo dà la garanzia sul processo stesso. In alcuni casi abbiamo fatto degli approfondimenti e comunque le premesse erano buone. Non sono stati avviati solo perché era in già corso il processo sul miracolo che era stato scelto.

Ci può dire in quali Paesi sono avvenute queste grazie?

Mons. Oder: Si sono verificate in Francia, negli Stati Uniti, in Germania e in Italia.

Poi c’è stata tutta una discussione mediatica in merito…

Mons. Oder: Su questa cosa è difficile discutere, poiché c’è stata tutta una montatura mediatica.

E’ stato necessario un ulteriore approfondimento medico?

Mons. Oder: E’ un fatto normale che nei processi sul miracolo venga svolta un’indagine e che il materiale venga poi sottoposto allo studio dei medici ed è ovvio che un medico possa chiedere qualche nuova delucidazione, qualche documento, qualche analisi suppletiva. E’ normalissimo. Sono state compiute tutte le indagini considerate opportune dai medici coinvolti nel processo.

Quindi non c’è stata proprio ombra di dubbio?

Mons. Oder: Lei mi pone delle domande a cui non posso rispondere, perché sono coperto dal segreto processuale e perché non ne sono a conoscenza. Questi particolari sono di competenza dei medici.

Ha scoperto delle cose che non conoscenva di Giovanni Paolo II? Un aspetto privato che lo rende diverso dalla sua immagine pubblica?

Mons. Oder: Ho già avuto l’opportunità di dire questa cosa. E’ chiaro che il processo è stata una bellissima avventura, perché non si conosce mai una persona fino in fondo. Ed è chiaro, perciò, che tanti aspetti riguardavano i particolari della sua vita, le attività e i contatti con le persone che aveva. Però direi che è una avventura che potrebbe riguardare ciascuna persona, che è un mondo in sé. Invece per quanto riguarda quello che è emerso nel contesto del processo di beatificazione, non ci sono delle cose strepitose. Nel senso che effettivamente Wojtyla era così come l’abbiamo conosciuto in pubblico. Perciò non c’era uno sdoppiamento, ma una perfetta trasparenza del personaggio. Sicuramente il processo ha messo in luce tanti aspetti.

Qualche aspetto che non conosceva e che l’ha colpita?

Mons. Oder: La cosa che mi ha stupito, a parte l’aspetto più importante, è la scoperta che la sorgente, l’origine di questa attività straordinaria, di questa generosità nell’agire, della profondità del suo pensiero è il rapporto con Cristo. E’ venuto fuori sicuramente un uomo mistico. Un mistico nel senso che era un uomo che viveva la presenza di Dio, che si lasciava guidare dallo Spirito Santo, che era in dialogo costante con il Signore e che ha impostato tutta la sua vita attorno alla domanda: “Mi ami tu?”. Così che la sua vita è stata la risposta a questa domanda essenziale del Signore. Perciò, penso che questo aspetto sia il tesoro più grande del processo.

 


apr 06 2011

Ciò che bisogna sapere sull’organizzazione dell’evento

Tag:sergio @ 8:04

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 5 aprile 2011 (ZENIT.org).- A Roma è tutto pronto e c’è ancora posto per i pellegrini che vorranno assistere alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. C’è disponibilità non solo negli hotel, ma anche negli istituti religiosi.

Per i giovani ci saranno poi un campo con tende installato nelle vicinanze dell’aeroporto di Fiumicino e una serie di servizi che aiuteranno i pellegrini.

Le informazioni sono state fornite questo martedì nella Sala Stampa del Vaticano durante un incontro al quale sono intervenuti il Cardinale Agostino Vallini, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma; padre Federico Lombardi, S.I., direttore della “Radio Vaticana” e della Sala Stampa della Santa Sede; padre Caesar Atuire, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi; monsignor Marco Frisina, direttore dell’Ufficio Liturgia del Vicariato di Roma; padre Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazione del Vicariato di Roma.

Anche se la conferenza ha affrontato soprattutto aspetti pratici, il Cardinal Vallini ha voluto ricordare la dimensione spirituale dell’evento. “I santi sono il Vangelo incarnato”, ha affermato.

Giovanni Paolo II, ha aggiunto, “ha dimostrato di aver centrato la sua fede in Dio”. “Ha parlato molto con il suo silenzio e ci ha insegnato a morire e quindi a vivere in un momento nel quale si è acceso un dibattito in Italia sul fine vita”.

Tre celebrazioni

Sabato 30 aprile ci sarà la veglia di preghiera al Circo Massimo, “con un tono molto universale ma molto romano” e alla quale “tutti possono intervenire”, ha spiegato il Cardinale.

“All’inizio dell’evento sarà intronizzata l’immagine di Maria Salus Populi Romani, accompagnata dai rappresentanti di tutte le parrocchie e cappellanie diocesane”.

Alla veglia, ha sottolineato, parteciperanno testimoni come il Cardinale Stanislaw Dziwisz, segretario privato del Pontefice per 27 anni, l’ex portavoce vaticano, Joaquín Navarro Valls, e suor Marie Simon Pierre, che ha ottenuto la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson utilizzata nella causa di beatificazione di Giovanni Paolo II.

Seguiranno alcuni brevi filmati sul Papa in diversi momenti significativi del suo pontificato. Al termine sarà cantato il “Totus tuus” composto per il 50° dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II.

Nella seconda parte, il Cardinal Vallini presenterà in sintesi la personalità spirituale e pastorale del Beato e si reciteranno i misteri luminosi del S. Rosario, introdotti proprio da Giovanni Paolo II. Il tutto avverrà in collegamento video in simultanea con 5 santuari mariani in tutto il mondo.

Saranno il santuario di Łagniewniki (Cracovia, Polonia), che presenterà come intenzione della preghiera i giovani; il santuario de Kawekamo – Bugando (Tanzania), che presenterà come intenzione la famiglia; il santuario di Notre Dame du Lebanon – Harissa (Libano), che presenterà come intenzione l’evangelizzazione; la basilica di Nostra Signora di Guadalupe (Città del Messico), che pregherà per la speranza e la pace dei popoli; il santuario di Fatima (Portogallo), che proporrà come intenzione la Chiesa.

“Nella parte finale – ha indicato il Cardinal Vallini – avremo la gioia di avere la presenza del S. Padre, che in collegamento dal Palazzo Apostolico reciterà l’orazione finale e impartirà la Benedizione Apostolica a tutti i partecipanti”.

Monsignor Frisina ha aggiunto che “quella notte saranno aperte 8 chiese del centro storico nel tragitto dal Circo Massimo a San Pietro, in una notte bianca delle chiese”.

Messa di beatificazione

La domenica dell’Ottava di Pasqua o della Divina Misericordia, alle 10.00 in Piazza San Pietro, si celebrerà la liturgia. Dalle 9.00 si realizzerà un’ora di preghiera con la corona della Divina Misericordia, devozione introdotta da Santa Faustina Kowalska, ha indicato il Cardinal Vallini.  Nella Messa “il Papa pronuncerà la formula di beatificazione e si scoprirà l’arazzo che raffigura il nuovo beato”.

La Comunione sarà distribuita in Piazza San Pietro da 500 sacerdoti, e altri 300 la distribuiranno in Via della Conciliazione.

Anche nelle chiese collegate con maxischermi sarà possibile fare la Comunione in questo momento. In Via della Conciliazione e nelle zone adiacenti ci saranno 14 maxischermi.

L’inno che verrà intonato inizia con le parole “Aprite le porte a Cristo, non abbiate paura”, ed è disponibile sul sito www.corodiroma.com.

Dopo la Messa si aprirà la Basilica di San Pietro, e sull’Altare della Confessione ci sarà la bara chiusa contenente il corpo di Giovanni Paolo II, che sarà venerata prima dal Papa e dai Cardinali. Ci sarà poi il flusso dei fedeli e dei pellegrini, fino a che la fila non sarà terminata.

Il terzo evento avrà luogo lunedì 2 maggio. Alle 10.30 inizierà la Messa di rendimento di grazie presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Sarà la prima Messa celebrata in onore del nuovo beato.

Il finanziamento

Il Cardinal Vallini ha voluto ricordare che l’erario non dovrà pagare l’evento. “Vogliamo rispettare il momento difficile che vivono le famiglie italiane. Sappiamo dalle parrocchie e dalla Caritas che i cittadini sono in difficoltà, quindi non abbiamo voluto pesare sulle casse pubbliche”, ha spiegato. “Il finanziamento si farà con l’aiuto delle istituzioni, banche, ecc. e con un sforzo da parte nostra”.

Rispondendo un domanda, padre Atuire ha indicato che “è stato creato anche un comitato sull’eticità delle donazioni che si ricevono”, anche se “oggi è difficile trovare un’azienda sulla cui eticità tutti siano d’accordo”.

Il sacerdote ha osservato che nella web dell’evento le informazioni sono disponibili in cinque lingue, e ha ribadito che “il JPII pass non è un biglietto di ingresso alle celebrazione. E’ invece una serie di servizi, accesso gratuito al trasporto pubblico, visite a luoghi, pack lunch, altre informazioni e gadget”.

Ci saranno treni speciali e voli charter, e navi al porto di Civitavecchia, alcune con possibilità di pernottare nella nave stessa, ha proseguito. Esiste poi un potenziamento con la regione Lazio.

Circa la questione dell’aumento dei prezzi negli alberghi, Altuire ha indicato che la Federalberghi e la quasi totalità delle strutture appartenenti a questo ente hanno firmato una carta etica per l’evento.

“C’è ancora disponibilità per trovare posto a Roma, anche in istituti di religiose, e la Regione Lazio ha disposto un campo con tende per i giovani nella zona di Fiumicino” ha aggiunto.

Dove informarsi

Una parte della città sarà bloccata, per cui saranno importanti i parcheggi per gli autobus e le auto. Ai caselli di ingresso a Roma ci saranno gruppi di volontari che forniranno indicazioni.

Chi si iscriverà sul sito web prima di partire potrà ricevere informazioni su dove recarsi. Ci sarà anche un permesso G per entrare in alcune zone di Roma al prezzo di 24 euro.

Sulla web ufficiale http://www.jpiibeatus.org si trovano tutte le informazioni e si può acquistare lo Special JPII Pass.

Padre Lombardi ha aggiunto che “il canale 105 della ‘Radio Vaticana’ ogni 15 minuti darà informazioni di servizio nelle diverse lingue”.

“Un’altra sfida dell’evento – ha indicato don Wanter Insero – è quella di raccontare ai giovanissimi chi è Giovanni Paolo II, e saranno i giovani a farlo”. Per questo è stata presentata l’iniziativa “Sentinelle Digitali”, sull’utilizzo dei social media.

“Abbiamo pensato di accogliere questa sfida entusiasmante e di lanciare il nuovo progetto proprio in occasione della beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II, utilizzando il portale già noto Pope2You del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che per sua natura è rivolto ai giovani”, ha aggiunto.

Il Pope2You è collegato con Twitter, Facebook, alla “Radio Vaticana” con video del CTV con immagini e discorsi di Giovanni Paolo II, con la possibilità di inviare delle cartoline digitali con frasi del Pontefice polacco.

Ci saranno infine varie mostre, e i Musei Vaticani saranno aperti fino a mezzanotte.


apr 05 2011

La vita di Giovanni Paolo II scuola della fiducia in Dio

Tag:sergio @ 10:55
Anche nel momento della morte Giovanni Paolo II «ha lasciato una grande pace, una fiducia e un abbandono che hanno sempre animato la sua vita, fin dagli anni giovanili». È questa, secondo il cardinale domenicano Georges Cottier, teologo emerito della Casa pontificia, una parte importante dell’eredità umana e spirituale lasciata da Karol Wojtyla, di cui ieri è stato ricordato il sesto anniversario dalla morte.

Eminenza, che ricordo ha di quel giorno?
Lo ricordo con grande commozione. Soprattutto per la testimonianza che ha reso nella grande sofferenza prima della morte. Mi colpì molto l’ultima sua apparizione, la domenica precedente quando l’emozione – i medici dissero che in realtà avrebbe potuto parlare – gli impedì di pronunciare le ultime parole. La pace che ci ha lasciato morendo nasce di certo dalla profonda fiducia, soprattutto nella Madonna come messaggera della provvidenza divina, con la quale ha vissuto l’intera sua vita. La sua è stata una vita cristiana, segnata anche dalla croce, seguita da una morte profondamente cristiana.

Quale oggi la sua più grande eredità?
Quello che mi colpisce di più oggi è la sua continua presenza nel cuore della gente, che vive un’autentica devozione nei suoi confronti. Penso che sia il frutto del suo particolare carisma di essere vicino alle persone che aveva davanti, ascoltando i loro problemi e facendosi carico dei loro problemi, pur conservando un certo "silenzio" di fondo, che nasceva dalla sua unione con Dio. Stava accanto alle persone rimanendo sempre unito a Dio, insomma. Da questo di certo nasceva la grande pace e serenità che trasmetteva sempre, pur essendo impegnatissimo – quando era con qualcuno non aveva mai fretta – e anche provato fisicamente. Davanti a lui si aveva subito l’impressione di avere a che fare con un uomo di preghiera. Questo, si può dire, era il «segreto» del suo carisma. E il suo cammino di preghiera era di certo cominciato già in età giovanile.

Il suo Pontificato ha cambiato la storia: come viveva questo?
Penso che ne avesse consapevolezza, ma non lo viveva con orgoglio umano; si sentiva piuttosto uno strumento di Dio. Era un figlio del Concilio e aveva un senso acuto e una chiara percezione dei segni dei tempi e sapeva esprimerlo con grande semplicità. La sola espressione «non abbiate paura» è stata fantastica, perché aveva percepito che i regimi totalitari, ma non solo, incutevano paura alla gente. La volontà di liberare la gente da questa paura ha guidato sempre i suoi interventi, come quelli che fece per Solidarnosc o quando scoppiò la prima guerra in Iraq. E in tutto questo l’unico suo strumento erano le parole: sapeva trovare quelle giuste al momento giusto con grande semplicità, vedeva dove era il male e dove era il rimedio. Ma ha sempre saputo ascoltare i collaboratori: lui personalmente ha avuto di certo delle grazie profetiche, eppure non dobbiamo pensarlo come un «profeta solitario», che sa tutto e decide tutto in autonomia. Sapeva domandare consiglio e sapeva confrontarsi con delicatezza.

Nella "galleria dei santi" tra quali lo collochiamo?
È stato un grande pastore che, come successore di Pietro, ha lavorato per l’unità della Chiesa – questo era l’intento dei suoi viaggi. E poi era un grande missionario. Nella missione ha aperto strade inedite, come quella della nuova evangelizzazione.

Se dovesse rivolgere una preghiera al beato Giovanni Paolo II, cosa chiederebbe?
Lo pregherei per la pace religiosa. Lui ha sempre chiesto che il fatto religioso venga riconosciuto e rispettato nell’odierna società secolarizzata, auspicando che i credenti di tutte le religioni siano artigiani di pace. In questo ambito Wojtyla è stato l’iniziatore di un cammino nel quale resta ancora molto da fare. E poi pregherei per la missione, così come la intendeva lui: un incontro di vita personale.

Matteo Liut

 


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